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Emergenza COVID-19

DSC_0563In questi giorni cominciamo a ricevere, finalmente, i primi dati incoraggianti sulla situazione italiana in tema di Covid-19. E’ un segnale incoraggiante per il numero in calo di nuovi contagi e di posti in terapia intensiva. Tuttavia avere ancora circa 700 decessi al giorno ci costringe a dire che l’uscita dall’emergenza sarà lunga.

Nel territorio pordenonese, pur con le dovute proporzioni, la tendenza sembra essere confermata .

Il rischio adesso è che si metta in moto un meccanismo di nemmeno tanto cauto ottimismo che potrebbe vanificare gli sforzi sin qui fatti. Nell’ultimo fine settimana sono state fatte migliaia di contravvenzioni (dato in crescita) alle persone uscite di casa senza una giustificazione. Anche a Pordenone quasi cinquanta persone multate. Speriamo che qualcuno non pensi che con i dati in calo si possa tranquillamente superare il livello di attenzione avuta fino a questo momento per tornare alla normalità.

Nessuna normalità per il momento. E speriamo anche che il dibattito sulla riapertura delle attività produttive e commerciali non sia preda di superficialità.

Quotidianamente ci sono contatti tra Prefettura, Confindustria Alto Adriatico, Organizzazioni Sindacali e altri enti ed associazioni del pordenonese per monitorare la situazione rispetto alle comunicazioni di continuità lavorativa. Ebbene ci sono troppe aziende che lavorano ancora in questo momento e francamente penso sia sbagliato. Ci sono aziende che chiedono di lavorare e non ne hanno i requisiti minimi ma lo chiedono lo stesso. Quasi una cinquantina, finora, quelle che hanno ricevuto una comunicazione di sospensione dell’attività.

Il gruppo di lavoro istituito presso la Prefettura sta svolgendo un lavoro enorme e complicato e che possiamo solo apprezzare. Tuttavia, oltre alle aziende con attività cosiddette indispensabili, solo a Pordenone oltre 1.200 (milleduecento!) hanno comunicato la prosecuzione dell’attività.

A scanso di equivoci, se ci fossero le condizioni, sarei ben felice di avere tutte le attività riaperte con conseguente soddisfazione per i lavoratori che, in questo momento, non sono in vacanza ma in cassa integrazione con relativa decurtazione del salario.

La decisione del Governo di prolungare la chiusura fino a Pasqua (salvaguardando servizi e produzioni essenziali) è stata saggia. La priorità è la salute e la sicurezza di lavoratori e cittadini. Dobbiamo aspettare per evitare clamorosi boomerang per la salute di tutti ma possiamo avviare il confronto “sul dopo”.

E’ compito del Governo pensare al sostegno delle attività ed in modo particolare alle piccole e medie aziende, le piccole attività commerciali.  E ci preoccupa la liquidità degli ammortizzatori sociali.

Ma prepararsi al “dopo” significa sanificare gli ambienti di lavoro, dotare i lavoratori dei dispositivi sanitari, mascherine, guanti, camici, affidando alla contrattazione territoriale e con le rappresentanze sindacali un ruolo importante per garantire sicurezza. Ci sarà bisogno di più partecipazione alle decisioni, più coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte produttive dell’azienda.

Nulla sarà più come prima. In molti settori bisognerà riorganizzare turni, modalità del lavoro, assicurare la distanza di sicurezza tra i lavoratori. Siamo sicuri di essere pronti?

Non sarà il Sindacato a dire quando si potrà partire ma non saranno nemmeno le aziende. Dovremo attendere che Governo ed autorità sanitarie ci diano l’autorizzazione alla riapertura graduale delle attività. Dovremo farci trovare pronti. Con Confindustria Alto Adriatico abbiamo cominciato a ragionare sul “dopo” e al Presidente Agrusti riconosco l’impegno con i suoi associati su questo delicato momento.

Ma dovremo lavorare insieme per rendere i posti di lavoro più sicuri e sono sicuro che alcuni settori potranno riprendere prima degli altri. Tutto dovrà essere pianificato seguendo le indicazioni del mondo scientifico.

Non facciamoci prendere dalla fretta, non vanifichiamo quanto fatto finora con enormi sacrifici. E, soprattutto, non prendiamoci rischi le cui conseguenze ricadrebbero tutte sui lavoratori e sulle aziende con danni incalcolabili sull’immediato e sulla prospettiva.

 

Coordinatore AST CISL Pordenone

Cristiano Pizzo

primo maggio 2014 a Pordenone

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