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Ancora morti bianche in provincia

downloadLa notizia della tragica morte di Giordano Petrucci, schiacciato dalla macchina che stava pulendo in una fabbrica di San Vito, fa salire a 391 i morti in Italia sul posto di lavoro (oltre 800 se si aggiungono i morti sulle strade e in itinere). (dati 2016)
Osservare il triste curriculum di queste vittime fa capire che oggi rischia soprattutto chi è costretto a lavorare in modo flessibile, discontinuo, cambiando spesso situazioni e ambienti di lavoro.
In Italia, morire al lavoro, continua ad essere un fenomeno grave e di drammatico peso umano e sociale. Da questo dato si può “leggere” come le condizioni e la qualità del lavoro, non sono ininfluenti nelle fabbriche, cantieri, campi del “Bel paese”. Dalla conta dei morti emerge il livello che ha raggiunto il lavoro nero (moltissimi morti sul lavoro non erano assicurati all’INAIL).
Il 35% delle “morti bianche” sono in agricoltura (il 60% sono morti schiacciati dal trattore che guidavano). Nonostante la crisi che diminuisce da anni gli addetti, l’edilizia continua a vedere un 18% delle morti, posizionandosi al secondo posto come “luogo di lavoro pericoloso”; segue l’autotrasporto (l’8,2%), e l’industria (l’8%).
La fascia di età più colpita che rappresenta il 40% dei decessi è compressa tra i 45 e 54 anni di età
Ma stanno “scalando” la triste classifica i lavoratori ultrasessantenni che sono morti in questi primi sette mesi del 2016; sono il 28,2%. A causa della legge Fornero i morti in tarda età per infortuni sul lavoro sono aumentati notevolmente, molte volte lavoratori anziani sono costretti a salire su impalcature e accettare ruoli faticosi e rischiosi, non potendo accedere alla pensione. Anche i lavoratori stranieri morti sui luoghi di lavoro pagando un forte tributo lasciando il 10,9% sul totale delle morti bianche.
Morire mentre si lavora in Italia non è un fenomeno episodico o occasionale.
Certo pesano condizioni particolari o fatalità, ma non possiamo assolverci con la rassegnazione del caso o per sfortuna. Dietro ogni incidente quasi sempre pesa una omissione, una caduta di attenzione un disinteresse nei sistemi di sicurezza degli impianti e delle macchine, una mancato investimento.
Il livello delle attenzioni, dei dispositivi di sicurezza e della formazione del personale, pongono la necessità di investimenti e strategie per diminuire gli infortuni.
La CISL continua a investire con altre istituzioni e associazioni per formare in sicurezza e diminuire l’incidenze di tragedie.
L’Italia detiene un’importante normativa in favore della sicurezza, ma l’impegno delle parti coinvolte, lavoratori, imprenditori, sindacati, associazioni di categorie e organi di controllo non deve abbassare l’attenzione o diventare routine.
La sicurezza non è una condizione che si acquiesce in un momento, ma un impegno e una tensione quotidiana, una fatica utile e importante.
Alla famiglia e ai cari di Giordano Petrucci giungano la partecipazione ed il cordoglio del movimento sindacale pordenonese
Arturo Pellizzon

primo maggio 2014 a Pordenone

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